Il giorno dopo “raiperunanotte”
Dentro al PerformingMediaLab di via Salgari a Torino, mi capita spesso di dover spiegare cosa significhi fare «un uso sociale dei media». Solitamente chiedo sempre ai miei interlocutori di immaginare quante persone potranno sapere di quel nostro incontro, di quel nostro dialogo, di ciò su cui abbiamo discusso. Ovviamente nessuno se non i presenti nella stanza.
Quante persone, ogni giorno, possono sapere ciò per cui il nostro movimento lavora, lotta, resiste, si muove? Il rischio è di rispondersi nell’ennesimo modo: nessuno. Ecco quindi che diventa fondamentale riflettere su come un movimento si racconta, perché esso vuole, per antonomàsia, raggiungere altri cittadini con i propri messaggi, coinvolgerne nelle proprie iniziative; ecco quindi che la “mediaticità” assume, al di fuori dei circoli mediatici classici e logori e sovraffollati dai soliti noti, un significato più alto: noi abbiamo, per dirla con Santoro, non solo il diritto di portare i nostri contenuti a quanti più cittadini possibili, ma anche il dovere di farlo.
Internet ed i suoi network sociali rappresentano una possibilità mai avuta prima: i nostri genitori scrivevano diari chiusi in cassetti inaccessibili, noi i nostri diari li scriviamo sul web ed i nostri pensieri hanno la potenza di raggiungere chiunque. Possiamo così oggi, in potenza, aggirare i bastioni dei mass media – fossilizzati nella forma della politica di turno – utilizzandone di nuovi ed, in parte, ancora da scoprire e da creare. Noi lo facciamo in modo sempre crescente da anni, abbiamo un ambito che lavora per questo, abbiamo dedicato un campo scuola di ACMOS a Boves interamente a questi temi, è da sempre che diciamo a favore della libertà di stampa, abbiamo appena chiuso un 20 Marzo al quale ha partecipato anche Articolo21 per dibattere su questi temi in un workshop pomeridiano; battiamo questa strada da tempo e la battiamo assieme a Teatron.org – leggasi Carlo Infante. Ieri con “raiperunanotte” ci siamo trovati assieme a seguire un evento mediatico, ma ne abbiamo decretato il successo con la nostra partecipazione, l’abbiamo fatto noi di ACMOS e Libera Piemonte assieme ai cittadini che hanno voluto esserci, siamo stati coerenti con le nostre idee ed abbiamo fatto tutto questo nella sede del nostro ambito “Xmedia” in un bene confiscato alla camorra e di cui ci riappropriamo anche così. Ci siamo sentiti rincuorati per come nuovi media e network sociali si siano naturalmente congiunti per creare uno spazio d’informazione dove spazio non c’era, ma anche perché è stato sdoganato un metodo, un approccio, una possibilità cui lavoriamo indefessamente da tempo. Mettere a frutto l’occasione dipende, ancora una volta, dall’impegno, dalla profezia, dalla creatività e dalla necessità di dire di noi per essere veri che stanno in ognuno di noi.





