Bolla dei social media
Esiste un’enfasi ingiustificata sulle relazioni rese possibili dalle piattaforme di social networking?
Secondo me si.
Sono le tesi di Umair Haque apparse sul blog della Harvard Business Review e riprese da un articolo di oneweb20:
Traslando dall’economia al Web la metafora della bolla speculativa, Haque sostiene che i social media stanno mettendo in circolazione connessioni “di bassa qualità”, che raramente si trasformano in qualcosa di solido e duraturo. Insomma, c’è un’inflazione della relazione: un aumento del numero delle relazioni apparenti, come la corsa all’aggiunta degli amici su Facebook, a cui non corrisponde l’aumento delle relazioni reali.
Per argomentare il suo punto di vista, presentato come un’ipotesi, Haque riflette sul fatto che i social media non liberano dall’esistenza di dinamiche di monopolizzazione e controllo degli snodi mediali principali; inoltre, nei social network continuerebbe a prevalere l’omofilia, cioè l’adesione o la costruzione di reti esclusive con chi viene sentito “simile” a sé; inoltre, poiché le relazioni non sono facilmente monetizzabili, i gestori dei social network principali tenderebbero a fare ricorso a metodi “estrattivi ed eticamente discutibili” per avere profitti.

